Viaggio in Giappone nelle terre devastate dal terremoto e dallo tsunami.

 

“Nuclear Boy” è un bambino malato. “Nuclear Boy” ha il mal di pancia. “Nuclear Boy” viene curato ogni giorno dai medici per evitare che faccia la pupù. “Nuclear Boy” è una centrale nucleare. “Nuclear Boy” è la centrale di Fukushima. “Nuclear Boy” è il Giappone. “Nuclear Boy” è un cartoon che racconta con un linguaggio semplice ed essenziale l’emergenza nucleare in Giappone seguita al disastroso terremoto e tsunami dell’11 Marzo scorso. La sicurezza atomica è un argomento già molto difficile per gli adulti e quindi l’artista Kazuhiko Hachiya cerca di spiegarlo anche ai più piccini con un linguaggio più adatto alla loro età:

 

 

 

 

 

 

A differenza del “Nuclear Boy” di Chernobyl, quello di Fukushima possiede il “pannolino” che dovrebbe contenere i danni. Ma secondo Greenpeace la situazione è peggiorata arrivando al livello 7, il massimo per gli incidenti nucleari, raggiunto soltanto, appunto, nel 1986 da Chernobyl.

 

A distanza di più di due settimane dal devastante sisma, la situazione sembra peggiorare di giorno in giorno. Il panico da nucleare sta invadendo non solo il Giappone ma tutto il mondo, Italia compresa, allarmata dalle cosiddette “nubi radioattive”, e dove tutta questa situazione viene, piuttosto, trasformata dai media in un pretesto che calza a pennello con l’imminente referendum, lasciando un po’ da parte le vere vittime non solo del disastro nucleare, ma anche del terremoto e dello tsunami.

 

Le spiegazioni date dai media sono spesso troppo tecniche e cambiano di ora in ora. Fra gli sbagli di misurazione della Tepco, Tokyo Electric Power, i valori esorbitanti subito dopo smentiti e poi riconfermati, l’acqua che per alcuni è contaminata e pericolosa, per altri contaminata e non pericolosa, per altri ancora contaminata ma pericolosa solo per i bambini; idem per i cibi provenienti dal mare e dalla terra. Ma cosa stia realmente accadendo in quella maledetta centrale in seguito al quel maledettissimo terremoto pochi lo hanno realmente capito, forse nessuno. E proprio questo crea paura, terrore nel popolo nipponico che non sa come gestire la situazione. Migliaia di stranieri e non, scappano da Tokyo nel caos generale causato dal timore di essere contaminati da radiazioni nucleari.

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo gli ultimi aggiornamenti sembra che sia stato riscontrato un livello di radioattività nell’acqua del reattore 2 che supera di 100 mila volte la quota considerata normale a causa di una fusione parziale delle barre di combustibile. Nonostante questa fusione sembri essere stata solo temporanea, l'acqua in cui e' immerso parte dell'edificio delle turbine dell'unità 2 registra, appunto, alti livelli di radioattività, rendendo difficile il lavoro degli operai. Ma ciò che più inquieta è che le condutture in oggetto distano appena 60 metri dall'oceano Pacifico, con evidente rischio di contaminazione.

 

 

 

 

E intanto i giapponesi scendono in piazza per manifestare contro il nucleare. Numerose persone hanno aderito ai cortei, nonostante il popolo giapponese sia restio a cose di questo genere, chiedendo la chiusura della centrale  di Hamaoka, ritenuto anch’esso ad altissimo rischio.

 

Ma si immagini di possedere una macchina del tempo, e tornare a quell’11 marzo, per capire meglio la catastrofe naturale scagliatasi sul Giappone.

Sono le 14:46 locali e la terra trema. Beh niente di nuovo, il popolo nipponico è abituato a queste circostanze, si verificano all’incirca 3 terremoti al giorno, e sanno come gestire la situazione. Ma questa volta è diverso. Questa volta il magnitudo è di 8.9 della scala Richter. Questa volta sembra non finire mai. Per due minuti il tempo si è fermato, la terra si è aperta e cerca di risucchiare tutti nelle sue viscere. L’oceano “invidioso” scaglia anch’esso la sua potenza sull’area di Sendai devastandola con onde di circa 10 metri di altezza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il sisma ha colpito esattamente la parte nord-orientale dell’isola Honshu, la più grande del Giappone, che dista 380 km da Tokyo. Ma la sua violenza è stata avvertita fino a Pechino. Sono seguite poi varie scosse di assestamento dai 5 ai 7 gradi della scala Richter. Grazie alle costruzioni antisismiche obbligatorie in tutto il Giappone, non si sono verificati molti crolli, ma lo tsunami ha causato la maggior parte delle vittime e dei danni. Al momento il bilancio è di circa 10.000 morti e 17.000 dispersi.

 

 

 

 

 

 

Varie sono le associazioni che si occupano di raccogliere fondi per le vittime del terremoto e dello tsunami, come la croce rossa o La fabbrica del sorriso. Anche gli artisti, gli illustratori e i disegnatori si sono mobilitati e organizzati in rete con un iniziativa di solidarietà: Hands Help Japan, che promuove una raccolta di opere originali pubblicate in un e-book scaricabile al costo di 3 euro. Per visitare il sito: http://handshelpjapan.blogspot.com/search?updated-max=2011-03-17T22%3A38%3A00%2B01%3A00&max-results=7

 

In seguito al terremoto e al disastro nucleare il governo giapponese dovrà fronteggiare anche le spese di ricostruzione. I costi del cataclisma sono stimabili a circa 235 miliardi di dollari, il 4% del PIL del paese. Ma a ogni momentaneo rallentamento dello sviluppo economico segue una ripresa che fa guadagnare abbastanza facilmente il terreno perduto: più di un economista prevede, infatti, un “effetto rimbalzo” dell’economia nipponica.

 

Sul territorio giapponese sorgono circa 200 vulcani, una cinquantina tutt’ora attivi. L’arcipelago è una delle sezioni più attive dell’ “anello di fuoco”, che si estende per circa 40.000 km intorno all’oceano Pacifico e in cui si verificano circa il 90% dei terremoti nel mondo. I sismi sono legati ad assestamenti della crosta terrestre e in particolare quello dell’11 marzo è connesso alla rottura di una faglia importante tra la placca tettonica pacifica e quella euroasiatica.

 

 

 

 

I giapponesi devono quindi convivere con il rischio sismico e le tecniche di prevenzione sono all’avanguardia, infatti la popolazione è sottoposta a frequenti esercitazioni e tutti gli edifici sono costruiti secondo norme antisismiche. In particolare nell’edilizia vengono utilizzati materiali elastici in grado di assorbire le onde d’urto.

 

 

 

 

Ma nonostante debba combattere contro la natura ostile questo popolo ama profondamente la sua terra. Questo popolo così magnifico, che tutti abbiamo imparato ad amare, chi per quel manga così coinvolgente, chi per quel sushi delizioso, chi per la sua tecnologia avanzata, chi per i suoi samurai inarrestabili, chi per le geishe così raffinate e sensuali; si trova ora in ginocchio. Piange le sue vittime con fierezza e dignità e con un portamento umano che deve essere d’insegnamento per tutti. Un popolo che nella sua storia ha dovuto far fronte a catastrofi talvolta naturali, talvolta causate da quell’ “homo homini lupus” capace di scagliare bombardamenti atomici. Eppure mai il popolo giapponese ha smesso di amare la vita, mai è rimasto con le mani nelle mani.

 

Il “Fare” divide l’umanità in due grandi categorie: coloro che pensano di risolvere i problemi di questa terra con le parole; e coloro che li risolvono con il “fare”, con il sudore della fronte, la fatica quotidiana, l’assunzione di rischi e responsabilità enormi. La ricostruzione in tempi record in Giappone dimostra che questo popolo rientra nella secondo categoria. In soli 6 giorni sono stati messi in sicurezza 813 km degli 870 km di strada devastata ( e pensare che sono quasi 50 anni che in Italia cerchiamo di fare la Salerno - Reggio Calabria).

 

 

 

 

Ma nonostante la “tempesta”, nonostante questi “nuvoloni” neri che oscurano il suo splendore, il “Sole si leverà” ancora, come prima, più di prima brillerà la sua luce. Dimostrerà al mondo che mai si è arreso, mai farà “riposare Apollo” e mai lascerà regnare le “tenebre”. Questo non è ottimismo, questo è il Giappone.

 

 


Stefania Sottile