“Je déclare le festival de Cannes ouvert”, così Bernardo Bertolucci apre la 64a edizione del Festival di Cannes. Per circa 2 settimane gli occhi di tutti i cinefili saranno puntati su questa piccola cittadina della Provenza.
E’ l’11 Maggio 2011, prima giornata della kermesse cinematografica. Protagonisti assoluti Woody Allen e Bernardo Bertolucci.
Ad aprire i lavori del 64° Festival di Cannes è il cinema americano d’autore, ma anche un film omaggio alla capitale francese: “Midnight in Paris”, fuori concorso, commedia romantica del regista settantenne a cui è concesso l’onore del film d’apertura, dopo molte partecipazioni sulla Croisette.
Un racconto fantastico che ci trasporta in una Parigi dove è ancora possibile sognare durante le passeggiate notturne. Una coppia di americani visita la capitale francese, lui, sceneggiatore hollywoodiano, rimane incantato e mentre osserva la città pensa che non ci sarebbe stato periodo e luogo migliore in cui vivere negli anni ’20. E boom come per magia ecco che il protagonista si ritrova catapultato allo scoccare della mezzanotte nel suo mondo fantastico, nell’epoca in cui vivevano alcuni dei più grandi artisti del secolo scorso, Picasso, Dalì, Modigliani, Hemingway. Ma questo regno della fantasia pian piano diventa reale e prende il sopravvento sulla sua vita.
In una carriera di alti e bassi, Woody Allen tira fuori l’ennesimo asso nella manica, affascina con la magia, scalda con il romanticismo, circondato da un cast ampio e variopinto di attori dal volto fresco e solare. Il buffo Owen Wilson, la bella Rachel McAdams, i premi Oscar Marion Cotillard e Adrien Brody, e persino l’elegantissima première dame CarlaBruni.
L’altro appuntamento della prima giornata è con la presentazione della giuria: Robert De Niro (presidente), l'attrice americana Uma Thurman e il suo collega britannico Jude Law, la scrittrice norvegese Linn Ullmann, l'attrice argentina Martina Gusman, la produttrice cinese Nansun Shi, , il regista hongkonghese Johnny To, il cineasta del Ciad Mahamat-Saleh Haroun e il regista francese Olivier Assayas.
Al termine della cerimonia di apertura condotta dalla madrina Melanie Laurent, viene presentata la giuria, il presidente Robert De Niro viene introdotto da un bellissimo montaggio di tutte le scene indimenticabili interpretate dall’attore.
Nella 64a edizione del Festival si inaugura, inoltre, una nuova iniziativa, l’assegnazione del premio alla carriera, che da quest’anno viene conferito alle personalità di rilievo nel mondo del cinema. Si comincia con il regista italiano Bernardo Bertolucci, introdotto da una clip tratto da “Novecento”; l’autore di “Ultimo Tango a Parigi, urla ironicamente “Habemus Palmam” prima di passare al suo discorso, ultimato con una bellissima dedica: «Dedico questo onore a Woody Allen, a Bob De Niro, e agli italiani che hanno il coraggio di lottare, di criticare, di indignarsi».
Si ritagliano un po’ di spazio nella prima giornata anche Antonio Banderas e Salma Hayek per la presentazione del nuovo film d’animazione targato Dreamworks “Il gatto con gli stivali.
2° giorno: La competizione per la Palma d’oro si apre ufficialmente con l’anticonvenzionale “We need to talk about Kevin”, film della regista britannica Lynne Ramsay che fa sua la storia del romanzo omonimo di Lionel Shriver, focalizzandosi sulla figura femminile di Eva: donna, madre, moglie, costretta a lottare prima con la psicopatia del suo primogenito e con l’odio di quest’ultimo per lei; poi con i suoi sensi di colpa, e dopo ancora con le difficoltà che incontra nello sforzo di rinnovare la propria vita ripartendo da zero. Una pellicola toccante ed emozionante, narrata su due livelli temporanei alternati, contrapponendo momenti della vita di Kevin e Eva, in modo da rendere del tutto insolito e risonante, il racconto di un orribile dramma.
Secondo film in concorso: “The Sleeping Beauty”, primo lavoro della scrittrice e regista australiana Julia Leigh. Non molto apprezzato dalla critica, ottiene varie recensioni negative, deludendo le aspettative con una pessima regia che affossa l’ottima idea di partenza. E’ la storia di Lucy (Emily Browning, la protagonista di Sucker Punch) studentessa universitaria che paga la retta, l’affitto di casa e il mantenimento della madre alcolizzata, mettendo insieme tre mestieri: la cameriera, la cavia in un laboratorio medico e l’accompagnatrice. Ma questi tre impieghi non bastano più e così Lucy per 250 dollari l’ora vende il suo corpo addormentato ad uomini soli e facoltosi. Unica regola: è vietata la penetrazione.
Ad aprire la sezione Un certain Regard, “Restless” di Gus Van Sant. Storia d’amore emozionante e bizzarra tra una malata terminale di cancro e un ragazzo che, dopo il decesso dei genitori, si trova a suo agio solo alle cerimonie funebri. Diversi i pareri della critica a riguardo. Chi lo considera emozionante ed elegante, chi l’ennesima variante sul modello di “Love Story”. Trama già vista e rivista, il film può risultare falso e troppo scritto.
Presentato, inoltre, in anteprima mondiale nella sezione fuori concorso al festival, il lungometraggio animato “Kung Fu Panda 2”. Per il film erano presenti quattro grandi star che hanno prestato la voce ai personaggi animati: Jack Black (Po), Dustin Hoffman (Shifu), Angelina Jolie (Tigre) e Gary Oldman (Lord Shen).
Il protagonista assoluto del terzo giorno è “Habemus Papam” del nostro Nanni Moretti che inaugura l’entrata in gara dell’Italia. Un grande successo, 10 minuti di applausi e il regista si emoziona sciogliendosi in lacrime per l’accoglienza alla proiezione ufficiale della pellicola. Non solo applausi e lacrime, però, ma anche moltissime risate, soprattutto nella parte che ci racconta di quello che accade in Vaticano. Il film si apre alla morte del Pontefice. Il Conclave deve eleggere un nuovo Papa. Ma il neoeletto (Michel Piccoli) è preda dei dubbi e delle ansie, depresso e timoroso di non essere in grado di assolvere il suo compito. Il Vaticano chiama allora uno psicanalista (Nanni Moretti) perché lo assista e lo aiuti a superare i suoi problemi...
Altro film in concorso “Polisse” di Maïwenn Le Besco, che vede tra gli attori anche l’italiano Riccardo Scamarcio. La pellicola francese narra la vita quotidiana dei poliziotti della Brigade de Protection des Mineurs, una sezione speciale della Polizia Francese, addestrata per scovare i pedofili. Un film costruito in modo convincente e toccante, che si perde solo sul finale: un po’ troppo forzato e quasi ingiustificato rispetto a un racconto che fino a quel momento si era mantenuto equilibrato e sincero.
Nella sezione Un Certain Regard, presentato “Arirang” del coreano Kim Ki-duk, un documentario dedicato al proprio cinema.
Nella sezione proiezioni speciali, “Labrador” del danese Frederikke Aspöck. La pellicola risulta ben girata, elegante, mai sopra le righe. Rapporti complicati e amori incestuosi i temi principali.
Proiezione di mezzanotte “Wu xia” dell'hongkonghese Peter Chan. La pellicola combina arti marziali ed acrobatiche, azione e tradizione con una ventata di novità.
4° giorno: approdano i pirati a Cannes e rubano tutta la scena. Il film di Rob Marshall “Pirati dei Caraibi- Oltre il confine del mare” (presentato fuori concorso), quarto capitolo della fortunata saga di Jack Sparrow, però non convince molto peccando di noia. Nelle sale cinematografiche italiane dal 18 maggio.
Sul Red Carpet tutti gli occhi puntati sugli attori Johnny Depp (Jack Sparrow) e Penélope Cruz (Angelica).
Fuori concorso anche “Bollywood: The greatest love story ever told”, che celebra le danze e i colori del cinema indiano.
Film in concorso in questa giornata “Michael” dell’austriaco Markus Schleinzer, che riconferma le tematiche forti e sconvolgenti della cronaca nera. Il tema è, come in “Polisse”, la pedofilia. Lo spettatore resta paralizzato per 90 minuti in un rapporto tra un uomo di 35 anni e un bambino di 10, che si origina da un bisogno sessuale patologico e poi si attua in una miriade di piccole situazioni quotidiane. La platea è divisa a metà tra i fischi e gli applausi. Ogni cosa nel film è respingente: il tema, il volto dell’attore protagonista ma soprattutto il dipingere il peggiore degli aguzzini restando neutrali, rilevando i perché e i come i fatti accadano.
Altro film in gara “Footnote (Hearat Shulayim)” di Joseph Cedar, una commedia ironica e intelligente, che alterna sequenze narrative a sequenze drammatiche denunciando anche l’ottusità e il burocratismo delle istituzioni israeliane.
Nella categoria Un Certain Regarde, “Bonsài” di Cristián Jiménez, affascina a sorpresa il pubblico, convito di stare per vedere l’ennesimo filmetto sugli amori adolescenziali, ma che si trova davanti una trama complessa e intrigante.
5° giorno: film in concorso “Il ragazzo con la bicicletta” di Jean-Pierre e Luc Dardenne. I due fratelli belgi hanno già vinto la Palma d’oro due volte, e riconfermano il loro talento nel raccontare il mondo che ci circonda. Il ragazzo con la bicicletta e’ Cyril, 12 anni; abbandonato dal padre, e’ ospite di una comunità da cui cerca continuamente di evadere. Cyril vuole sapere come ci è finito in quella comunità e non riesce a capacitarsi di essere stato abbandonato. In una delle sue fughe precipitose, si imbatte in una donna, Samantha, che finisce per affezionarsi a lui. Non c’è perdono né comprensione in questo film limpido e meravigliosamente ispirato. In uscita nei cinema italiani il 20 maggio, in contemporanea con l’anteprima a Cannes.
In concorso anche “The Artist” del francese Michel Hazanavicius, che con il suo film muto e in bianco e nero, che potrebbe sembrare nell’era del 3D una scelta azzarda, se non proprio suicida; riesce invece a conquistare tutti e riceve 13 minuti di applausi. Ambientato nella Hollywood degli anni ’30, racconta la storia del divo del cinema George Valentine (interpretato da Jean Dujardin). Peculiarità di questo film è sicuramente nello stile di regia che è capace di far sognare, anche senza effetti speciali.
Nella categoria Un Certain Regard della quinta giornata vengono presentati “Halt Auf Freier Strecke” di Andreas Dresen, dramma che vede protagonista una famiglia qualunque, che si ritrova ad affrontare la grave malattia del padre; e “Martha Marcy May Marlene” prima opera di Sean Durkin che racconta il traumatico ritorno a casa di Martha, adolescente in fuga da una comune, retta con mano salda e fascino inquieto, dal violento Patrick, capo di una piccola setta.
Giorno 6: uno dei giorni più attesi, protagonista il regista americano Terrence Malick con “The Tree of Life”. La pellicola racconta gli anni dell'infanzia e della vita adulta di un uomo che ha un rapporto conflittuale con il padre. Malick trascende ogni logica classica, rompe ogni rapporto di casualità e lascia spazio alle emozioni, alle sensazioni, alle speranze, ai dubbi che da sempre accompagnano e accompagneranno la vita dell’uomo. Il regista non si preoccupa più di raccontare davvero una storia ma parla senza intermediari alla nostra anima, alle nostre emozioni. Richiede al pubblico la massima attenzione, il silenzio, richiede di lasciarsi andare completamente. Chiede forse troppo per la pazienza dello spettatore moderno, anche di quello attento che segue i festival e cerca qualcosa di più, la proiezione stampa è infatti terminata tra applausi, fischi e fughe precipitose. In uscita nei cinema italiani dal 18 maggio.
Altro film in concorso “L’apollonide (Souvenirs de la maison close)” di Bertrand Bonello, che ci svela gli interni viziosi di un famoso bordello nei suoi ultimi giorni prima della chiusura definitiva, e i drammi, i segreti, i desideri e le paure delle ragazze che lo popolano.
Nella categoria Un Certain Regard, Bruno Dumont presenta “Hors Satan”, racconto surreale della relazione tra una ragazza di campagna e un uomo misterioso che vive sulle rive della Côte d’Opale, mentre Nadine Labaki propone la commedia al femminile contro l’integralismo “Et Maintenant On Va Ou?”
Fuori concorso “Mr Beaver” il terzo lavoro come regista di Jodie Foster, anche attrice in questo film insieme a Mel Gibson. Un uomo gravemente depresso trova la forza per riprendersi e riscattarsi tramite la marionetta di un castoro che funge da filtro per ritrovare il coraggio di vivere. Il film è divertente, non banale e restituisce un ritratto della depressione senza abbellimenti e senza sconti. Dal 20 maggio nelle sale italiane.
Giorno 7: in concorso “Le Havre” di Aki Kaurismäki, un esempio lampante di come non ci sia bisogno di budget stratosferici per fare grandi film. Un omaggio al neorealismo italiano e una rilettura elegante e stralunata di “Casablanca”. Una favola allegra su un lustrascarpe che aiuta un giovane migrante a raggiungere la madre a Londra. Verrà distribuito in Italia il prossimo autunno.
Altro film in gara “Pater” di Alain Cavalier; in parte documentario e in gran parte semplicemente uno "scherzo", il film ha fondamentalmente due protagonisti, il regista e l'amico (e attore) Vincent Lindon; entrambi sono davanti alla macchina da presa nelle vesti di loro stessi, si alternano a riprendere l'altro, “giocando” a interpretare il presidente francese ed il primo ministro in una pellicola fittizia. Problema principale del film, oltre la sua natura sperimentale che non favorisce l'approccio al grande pubblico, è l’ essere essenzialmente francese, con scene umoristicamente inspiegabili ai non-francesi.
Nella categoria Un Certain Regard “Les neiges du Kilimandjaro”, di Robert Guédiguian storia di un sindacalista e la sua consorte, coniugi di mezza età, che ancora si interrogano sul peccato probabile d’essere "divenuti borghesi"; il sudafricano “Skoonheid” di Oliver Hermanus, che sconvolge la platea affrontando il tema del razzismo e dell'omofobia da un punto di vista inatteso e estremo; e “Tatsumi” di Erick Khoo, un inusuale film d’animazione in cui viene ricostruita la storia del mangaka Yoshihiro Tatsumi.
Giorno 8: protagonista assoluto Lars Von Trier forse più per le sue provocazioni che per il suo film “Melancholia”. La pellicola è un disaster movie un po’ più raffinato, in cui un pianeta sconosciuto sta per abbattersi sulla terra. Nonostante il film non sia stato molto apprezzato dalla critica, il regista riesce comunque a far parlare di sé. In seguito ad alcune dichiarazioni in conferenza stampa in cui von Trier dice di “capire Hitler, e simpatizzare un po’ con lui”, Cannes lo allontana con questo comunicato: «Questo palco è stato utilizzato da Von Trier per pronunciare parole inaccettabili, intollerabili, contrarie agli ideali di umanità e generosità alla base dell'esistenza del festival».
Altro film in concorso “Hanezu No Tsuki” di Naomi Kawase, un viaggio allegorico nella memoria del Giappone. La pellicola racconta la storia di Takumi e Kayoko, un uomo e una donna che lottano per andare avanti. I due si muovono nella cornice di Nara, considerata lo specchio del Giappone, a metà tra le radici ed il presente sfuggente.
Fuori concorso “La Conquete” diretto da Xavier Duringer, film sull’ascesa al potere dell’attuale presidente francese Nicolas Sarkozy. Una rappresentazione intima che entra nello specifico della sua esistenza privata e mostra il dietro le quinte delle sue strategie di potere. Sicuramente con tono ironico, a tratti irriverente e ridicolizzante, ma senza sferrare nessun attacco.
Nella categoria Un Certain Regard "Bè Omid è Didar" (Goodbye) di Mohammad Rasoulof. Il film, realizzato in condizioni semi-clandestine, racconta la storia di un giovane avvocato di Teheran in cerca di un visto per lasciare il paese.
“Loverboy” di Catalin Mitulescu, film rumeno che narra la storia di Luca, un ragazzo che seduce giovani in fuga, per poi venderle come merce sessuale. Lo sguardo minimalista di questa pellicola graffia via ogni ornamento inutile dallo schermo per mostrare la realtà in tutta la sua brutalità.
“Yellow Sea” di Na Hong-jin, thriller d'azione con al centro un tassista coreano che accetta una missione per saldare i suoi debiti di gioco; retrogusto molto americano.
“Oslo, August 31st” di Joachim Trier, narra della crisi di un trentaquattrenne incapace di reinserirsi nella società.
Giorno 9: Pedro Almodòvar protagonista indiscusso di questa giornata con il suo film “La Piel Que Habito”. La pellicola horror ha scatenato applausi dalla stampa e dal pubblico. Antonio Banderas è il protagonista maschile nel lungometraggio del regista spagnolo, nel ruolo di un chirurgo estetico cerca di realizzare la pelle perfetta, dopo aver visto quella di sua moglie deturpata di orribili bruciature. Il chirurgo nasconde un lato oscuro: vuole vendicarsi sul ragazzo colpevole di aver brutalizzato e violentato la figlia del medico.
Altro film in gara “Death of a Samurai” di Takashi Miike, remake in 3D di Harakiri diretto nel 1962 da Masaki Kobayashi.
Nella sezione Un Certain Regard “The Day He Arrives” di Hong Sangsoo, pellicola in bianco e nero, pochi personaggi e scenografie minimali. Una commedia leggera, personaggi pieni di umanità, descritti con dolcezza e semplicità; e “L’exercice de l’Etat” di Pierre Schoeller, , che immagina e descrive le giornate del Ministro dei Trasporti, impegnato in una settimana cruciale della sua vita personale e politica.
10° giorno: si vede il testa a testa fra “This Must Be The Place” dell’italiano Paolo Sorrentino e “Drive” di Nicolas Winding Refn. Il primo tratta il tema drammatico e delicato dell’Olocausto con il cacciatore di nazisti più improbabile della storia del cinema, Sean Penn, che conquista la critica. “This must be the place” è una gemma preziosa, una conferma del talento purissimo di Sorrentino e un altro ritratto in chiaroscuro, in cui prevale stavolta la dolcezza, il senso di giustizia e l’umanità ritrovata grazie a uno sberleffo, che spezza la spirale della vendetta e si prende una rivincita sulla storia.
Il secondo si inserisce nell’intramontabile filone del western urbano e postmoderno. Se gli ingredienti sono assai tradizionali e anche la trama non riserva grandi sorprese, tuttavia “Drive” riesce a coinvolgere grazie ad una combinazione accorta di luci, colori e brani musicali.
Nella sezione Un Certain Regard presentato “The Hunter” di Bakur Bakuradze che racconta la storia di un fattore appassionato di caccia il cui lenta quotidianità verrà stravolta dall’arrivo alla fattoria di due nuovi braccianti, detenuti di una locale colonia penale.
11° giorno: penultimo film in concorso “Once Upon A Time In Anatolia” di Nuri Bilge Ceylan che lascia tutti a bocca aperta con un dramma procedurale, intimistico e dai tempi dilatati, che nonostante il titolo non ha nulla di epico. Narra la storia di una notte, una notte difficile e di tensione per un medico e per un procuratore nel mezzo delle aride steppe dell’Anatolia. Il regista rischiara con poche luci gli interni e i volti dei suoi personaggi con eleganza formale. Nonostante la lentezza estenuante di Ceylan, non si rimane delusi.
L’ultimo film in gara “La Source Des Femmes” di Radu Mihaileanu viene accolto con brevi applausi e sonori fischi alla proiezione stampa del mattino. Chiaro l’intento del film di denunciare il degrado della figura femminile nelle regioni fortemente ancorate alla religione islamica, ma in uno scenario che risulta non molto veritiero, in cui gli uomini vengono rappresentati come dei fannulloni perdigiorno, in grado solo di dare ordini ed imporsi senza manifestare un minimo di amore. La messa in scena è sempre palesemente favolistica, la trama una parabola collettiva interessante, ma prevedibilissima e fasulla, aggravata da una lunghezza che affievolisce ogni buona intenzione.
Per la sezione Un Certain Regard il cupo e claustrofobico “Elena” di Andrei Zvyagintsev, la storia di una donna anziana che tenta di salvare la sua famiglia caduta in disgrazia e soprattutto il figlio alcolizzato.
Domenica 22 Maggio, il giorno del verdetto, in cui si sapranno i vincitori e i vinti. La Palma d’Oro per il miglior film va a……. anzi non va agli italiani, rimasti entrambi a bocca asciutta, tranne per il riconoscimento della giuria ecumenica assegnato a Sorrentino e che suona proprio come una consolazione. Si accaparra il premio più ambito Terrence Malick con “The Tree of Life”, il timido e riservatissimo regista non si è presentato alla premiazione, a ritirarlo per lui i produttori del film. Gran Premio della Giuria per “Il ragazzo con la bicicletta” dei fratelli Dardenne ad ex aequo con “Once Upon a Time in Anatolia” di Nuri Bilge Ceylan. Miglior attrice: Kirsten Dunst per “Melancholia” e miglior attore Jean Dujardin per “The Artist”. La miglior regia è quella di Nicola Winding Refn per “Drive”, mentre “Polisse”, opera diretta da Maiwenne Le Besco, ha vinto il premio della giuria.
In questo sito potrete trovare la lista con tutti i vincitori: Vincitori Cannes 2011
Film di chiusura, fuori concorso, la commedia romantica “Les bien-aimés” (Beloved) di Christophe Honoré.
Per concludere si può dire che questa 64° edizione del Film Festival di Cannes per la qualità dei film proposti abbia avuto un livello medio-alto. Da un ritorno innovativo al passato nel delizioso “The Artist”, alla straordinaria poetica del vincitore di “The Tree of Life” passando per qualche provocazione che forse oltre a giovare ai registi non dispiace neanche al Festival, così da poter mantenere gli tutti gli occhi puntati su di sé.
Dieci giorni intensi, svariate proiezioni, forse un pò di amaro in bocca per noi italiani, ma mettendo da parte l’amor di patria, i premi, i vincitori, gli sconfitti, ciò che davvero fa il Festival di Cannes di così rilevante è attirare l’attenzione del pubblico su pellicole che non siano soltanto hollywoodiane e con budget ed effetti speciali da capogiro, su pellicole che raccontino qualcosa, che ci facciano riflettere, piangere, ridere, EMOZIONARE, (cosa assai rara in un’era in cui tutto è estetica, anche il cinema con il suo 3D spesso troppo forzato), e pellicole che ahimè se no resterebbero sconosciute ai più…