La Disoccupazione in Italia



Il primo articolo della costituzione italiana recita cosi: “l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Se Il primo articolo fosse in un certo modo rispettato l’Italia sarebbe un paese con molti meno problemi economici. La realtà dei fatti è che nel nostro paese di lavoro c’è né sempre meno. La disoccupazione non è solo un fenomeno economico ma è un problema molto più complesso di quanto sembri. Questa situazione che negli ultimi anni si sta allargando a macchia d’olio porta con sé frustrazione, data dall’incapacità di ottenere un lavoro con la conseguenza di far sentire la persona poco idonea e non meritevole in questo sistema socioculturale.


La disoccupazione ha varie forme, essa può essere: normale, tecnologia, cronica, ciclica, strutturale e stagionale. La disoccupazione normale, come possiamo intuire dal termine, è un tipo di disoccupazione che non ha bisogno d’interventi esterni per essere risolta. Un classico esempio sono i lavoratori che abbandonano il proprio posto di lavoro in favore di altre opportunità lavorative. Di solito questa disoccupazione dura in media qualche settimana. Per disoccupazione tecnologica s’intende un fenomeno che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede. Il lavoro umano viene sostituito dalle macchine, le quali costano meno e risultano più efficienti in termini di produzione. La disoccupazione cronica è una condizione perenne che in pratica non ha fine. Un tipico esempio di questo fenomeno sono i paesi in via di sviluppo. La disoccupazione ciclica avviene nei periodi di grandi depressioni economiche, quando l’economia diventa stagnante e, per combatterla spesso i governi danno incentivi alle imprese e incrementano il lavoro pubblico. La disoccupazione strutturale è tipica di una regione che per via del suo ambiente non riesce a fornire nessun tipo di lavoro. In fine la disoccupazione stagionale si ha quando un’attività lavorativa cessa per un periodo stagionale, tipico esempio sono i lavori estivi.


Questa breve premessa è necessaria per capire fino in fondo cosa sta accadendo in Italia. Nel nostro paese possiamo trovare ogni forma di disoccupazione citata in precedenza. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia si attesta intorno al 29% contro il 20% dei vari paesi europei. Un dato preoccupante che ancora non ha la minima intenzione di diminuire. La crescente disoccupazione in Italia è stata scatenata da fattori esterni e interni, creando una sorta di bomba ad orologiera, la quale una volta esplosa ha mandato in caos l’intero sistema socioeconomico del nostro paese. Il problema è molto complesso, ma possiamo analizzare i fattori principali che hanno portato il nostro paese a una sorta di regressione economica.


La crisi economica statunitense ha creato un effetto domino, che ha messo in ginocchio il mercato mondiale e l’Italia come il resto del mondo ne è stata investita. In realtà nel nostro paese questo fenomeno è iniziato attorno agli anni ottanta, ma oggi la situazione si è aggravata. Sempre più attività commerciali chiudono, i centri cittadini si svuotano. La disoccupazione è diventata un’esperienza comune per milioni d’italiani. In tutto questo che ruolo ha lo stato? Oserei dire nessuno. Il governo italiano ad oggi per combattere la crisi non ha investito denaro nello sviluppo come hanno fatto altri stati europei. Per il nostro governo la crisi è un fenomeno passeggero che può essere sconfitto tramite l’ottimismo e facendo circolare più denaro. Ma di denaro c’è né sempre meno e le famiglie ogni anno si ritrovano ad essere sempre più povere. I cosiddetti “Tremonti Bond”, che consistono in obbligazioni emesse da vari istituti di credito per garantire la ricapitalizzazione delle banche, non hanno sortito l’effetto sperato. Il governo Berlusconi ha promosso un piano casa e un piano famiglia che stenta a decollare.


Altro fenomeno da non sottovalutare che ha portato alla disoccupazione è la globalizzazione. Con l’apertura dei mercati, da un lato si è creato un sistema di relazioni e scambi a livelli mondiali in diversi ambiti, ma dall’altro lato molte aziende tra qui quelle italiane, hanno preferito decentrare in paesi in via di sviluppo le proprie aziende. Questa mossa ha permesso agli imprenditori di pagare meno le materie prime e i salari dei lavoratori, creando prodotti a basso costo, anche se dal punto di vista qualitativo non sempre validi.


A causa di questi due fenomeni la domanda lavorativa in Italia ha superato di gran lunga l’offerta, creando cosi un alto tasso di disoccupazione. I giovani laureati italiani sono costretti a fare stage non retribuiti, che spesso sforano di gran lunga il limite massimo di ore consentito. Finito lo stage capita sempre più di frequente che le aziende invece di assumere il tirocinante, preferiscano prendere un altro neo laureato, semplicemente perché costa meno all’azienda. Oggi il mercato del lavoro offre lavori precari: telefonisti, agenti commerciali, attività da svolgere da casa, contratti a progetto…lavori brevi e pagati poco, che non danno nessuna sicurezza e dopo tre o sei mesi spesso si torna a casa e si continua a mandare curriculum a destra e a manca. Tempo fa il sindacato riusciva a tutelare il lavoratore, ma oggi sembrano essersi dimenticati dei loro diritti e spesso, vengono offerti contratti di collaborazione a tempo determinato come fossero offerte di lavoro “normali”.


Oggi il lavoro per milioni d’italiani che sognano in “piccolo”: essere indipendenti, pagare un mutuo o comprare una macchina è diventato una chimera. Sempre più persone meritevoli non riescono a trovare un posto di lavoro consono alle proprie capacità, perché non hanno la cosiddetta “spinta”, e si sa che in Italia, la meritocrazia non fa parte del nostro bagaglio cuturale. Il mercato del lavoro Italiano si sta sempre di più affacciando alla filosofia statunitense per quanto riguarda il trattamento del lavoratore, ovvero il datore di lavoro diviene il padrone assoluto che può licenziare su due piedi il proprio dipendente. I dati statistici di occupazioni possono risultare non cosi disastrati, ma sono dati sfalsatati dal lavoro interinale, che sembra essere la piaga del nostro paese. Cresce il lavoro in nero. Sempre più i datori di lavoro offrono lavori “alla giornata” non regolari, costano meno e non bisogna dichiarare nulla e, molte persone disperate accettano anche per portarsi a casa una piccola somma di denaro che non rende minimamente giustizia al lavoro svolto…ma sono tempi duri.


Lo scenario appena descritto ci si presenta duro e forse disperato. Senza lavoro che futuro potranno avere i giovani? Come potranno costruirsi una famiglia, prendere un mutuo o rendersi indipendenti? C’è bisogno di una riforma sul lavoro seria che in primo luogo tuteli i lavoratori e non le aziende, perché se i dipendenti non hanno soldi le aziende pur risparmiando sulla manodopera, saranno costrette a fallire…vi state chiedendo il perché? Semplice, la società acquista i prodotti delle varie aziende. La società siamo noi che senza un lavoro e uno stipendio dignitoso non possiamo permetterci quello che le aziende ci offrono. I soldi si fanno con i soldi al giorno d’oggi…ma chi non ha i soldi?


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Giuseppe Froio 07/05/11