ATTUALITA' – I giovani e il lavoro


    In queste situazioni di crisi nelle quali la gente si vede obbligata a scegliere tra varie opzioni di azione, la maggior parte delle persone sceglie la peggiore possibile. (legge di Rudin).







    Tutti noi abbiamo fatto almeno un colloquio di lavoro nella nostra vita e sapete qual è la domanda che appare più ridicola di tutte?!: “Cosa vuoi fare da grande?”. Ecco, questa domanda, come si potrà facilmente intuire, viene posta soprattutto, ma non solo, a persone giovani, magari alla loro prima esperienza di lavoro. La banalità di questo quesito, visto nell’ottica dell’attuale
    situazione economica che stiamo affrontando, acquisisce dimensioni tragicomiche. Sono almeno due le parole fuori posto: “vuoi” e “grande”. “Vuoi”, seconda persona singolare del verbo “volere” sembra un po’ troppo forte, definitiva, d’altronde l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del Re; forse sarebbe più attuale chiedere “cosa sogneresti di fare” o meglio ancora
    “cosa ti accontenteresti di fare” (sempre con la clausola di “nel caso in cui ti sia permesso”). E “grande” invece è un aggettivo iper-utilizzato, rivolto ai ventenni come ai quarantenni. La risposta che sembra essere la più opportuna è: “Quello che mi è stato promesso per 20 anni di studi”. Lo so, adesso qualcuno di voi penserà che questo è un atteggiamento vittimista, visto che la vita
    dello studente è la più bella in assoluto. Provate però anche a pensare che non tutti gli studenti vivono una vita fuori corso, spesati da mamma e papà…ci sono anche quelli che lavorano mentre studiano e che non chiedono niente a nessuno, sperando, un giorno, di esserne ricompensati.



    Questo non è cinismo, ma è il realismo di molti giovani che, dopo aver finito tutti gli studi possibili e, nel frattempo, aver lavorato, tutt’oggi non riescono a comprendere le offerte di lavoro. Come si fa ad avere massimo 28 anni, essere laureato (specialistica o magistrale, tanto per essere trendy) e
    avere dai 3 ai 5 anni di esperienza…eppure la matematica non è mai stata un’opinione!!! C’è da rendere merito a chi si accontenta, o almeno fa finta, ma bisogna anche considerare che c’è chi ha delle ambizioni, sì, forse troppo grandi per i nostri tempi. Ma di chi è la colpa di queste ambizioni?! I sogni non nascono dal niente e hanno sempre bisogno di nutrimento. Prima, prendi un
    diploma perché senza diploma non sei nessuno, poi una laurea perché altrimenti non farai mai niente, poi una specializzazione perché così abbatti la concorrenza… e poi vai a fare un colloquio per sentirti dire che hai studiato troppo… è il colmo!!!




    L’attuale crisi fornisce a questo panorama, tutto fuorché roseo, un aspetto ancora più tragico. La CRISI, altra parola abbondantemente abusata, la cui reale gravità non ci verrà mai confidata, anche solo per evitare che qualche pazzo sensato ne trovi una soluzione a scapito di molta demagogia politica, è divenuta ormai la causa e la ragione di tutti i mali: non c’è lavoro a causa
    della crisi e la crisi provoca disoccupazione… insomma un cane che si morde la coda.

    Se torniamo un po’ indietro negli anni però è amareggiante ricordare che la stessa situazione va avanti da molto tempo e a molti ne sono state sbattute di porte in faccia.... Certo, la crisi c’è, si sente e si vede, ma dal punto di vista di molti giovani lavoratori verrebbe quasi da pensare che allora la crisi in Italia ci sia ormai da molto tempo!!!







    Dopo questa buona dose di ottimismo della vita qual è la conclusione?! È che nella nostra società la delusione di pochi non importa a nessuno (forse neppure a volontà di un popolo, ma questo è un altro discorso...), consci di ciò è quindi meglio continuare a sognare, ad avere speranze, a pensare che un giorno si ribalteranno le leggi del più forte e che finalmente gli ultimi smetteranno
    di essere ultimi. Non è detto che ognuno di noi riuscirà a diventare quello che vuole diventare, ma l’importante è poter affermare di averci provato, di essersela goduta e di non avere rimpianti, perché in fondo, l’importante è… avere un bel paio di pantaloni! (Alla ricerca della felicità, 2006, G. Muccino, con W. Smith)



    Di fronte a ciò, due sono gli atteggiamenti possibili:
    - Atteggiamento disilluso - pessimista (dal teorema di Ginsberg): “In questo gioco uno non può vincere. Non può nemmeno perdere. E tanto meno può abbandonare il gioco”.


    - Atteggiamento fiducioso: è colpa solo della crisi e nel 2010 ci sarà la ripresa… ops,
    siamo già nel 2010 e sembra andare peggio… vabbè diamogli un altro anno di tempo!!!



    Per concludere, un’ipotetica soluzione alla citazione riportata all’inizio di questo articolo sarebbe quella di andare a Christiania, o meglio a Ibiza dove fa più caldo, a vivere immersi in una dimensione atemporale e archetipica peace & love dove il capitalismo non esiste e quindi nemmeno la crisi!!!




Concorso di cinema >


Concorso di fotografia >