Viaggio nell'infinito mondo delle mode giovanili

Parte 1


Un vecchio proverbio recita “A questo mondo bisogna: o adattarsi, o arrabbiarsi, o disperarsi”. Non è costruttivo catalogare le varie ramificazioni giovanili in gruppi che li identifichino per il loro vestiario o il genere musicale che più li aggrada, è meglio farlo in base al loro modo di vedere il mondo e di relazionarsi con esso. A questo servirà il suddetto proverbio, per distinguerli in tre grandi categorie.

Gli adattati: non sentono dentro di loro la voglia di distinguersi dalla società che li circonda, ma tendono a fondersi con essa, a farsi penetrare da essa, accettando tutte le sue regole. In questa categoria si possono inserire i cosiddetti “truzzi”. Vestiti di marca come dettato dalla moda, musica commerciale del momento, poche domande, nessuna risposta. Riflettono l’aspetto estetico e vago della società e cambiano con essa.

Gli arrabbiati: conoscono il mondo che li circonda ma non ne accettano le regole. Ribelli per natura (o forse no??) odiano il sistema, combattono per la libertà di parola, di pensiero, di espressione. Si possono identificare varie sottocategorie che riflettono i generi musicali quali Punk, Rock e Rap. Diverso è il modo di esprimerla, ma la rabbia è il loro seme e il loro concime per poter cogliere il frutto della libertà. Forse non è il modo più adatto per ottenerla, forse con il passare del tempo il frutto sta cambiando, ma ciò non toglie che per quei cinque minuti quella canzone abbia sconvolto la società, quel trucco pesante, quel look duro e inquietante abbia rotto gli standard e che quelle rime così spinte siano andate in barba alla censura.

I disperati: guardano il mondo così come il cigno, il quale si rinchiude nella sua tristezza aspettando la sua vicina o lontana morte. Così come gli arrabbiati, non si riconoscono nella società ma, a differenza loro, si limitano a “imprigionarsi” nella loro malinconia. Si possono riconoscere in questa categoria gli “Emo”, così di moda nei giovani dell’odierna generazione. Il loro nome deriva dalla parola “Emotional”. Si considerano, infatti, molto sensibili alle pene e al male che li circonda. Tendono all’autolesionismo come quasi a sostituire il dolore dell’anima. Ma siamo sicuri sia così? O si tratta forse di una sorta di vittimismo e ricerca di attenzione verso un mondo che cambia così velocemente e a cui a malapena riusciamo a star dietro?



Ritornando indietro nel tempo, alle loro radici, le culture giovanili si sono imposte dalla seconda metà del XX secolo, nella società postbellica. Precedentemente la Seconda Guerra Mondiale, i giovani avevano scarsa libertà e considerazione; ma grazie al “Baby boom” negli U.S.A. del dopoguerra cominciarono ad assumere importanza e ad influenzare musica, cinema e televisione. Negli anni ’50 si assiste all’esplosione del rock, nella metà degli anni ’60 fanno capolino gli hippy, cui alcuni membri quali Jerry Robin, Abbie Hoffman e Paul Krassner fondano nel 1967 lo “Youth International Party” (Movimento Internazionale della Gioventù). L’essere giovani nell’era della bomba atomica costituiva un valido motivo per azzerare quanto c’era stato fino a ieri e l’appartenenza a categorie precedentemente note. Nel giro di quindici anni le nuove generazioni passeranno dai comportamenti “devianti” dei concerti rock degli anni Cinquanta, a manifestazioni politicamente significative contro le guerre e le differenze razziali e sessuali, a Woodstock nel 1969.



Un opera che ben rappresenta questo passaggio è un musical del 1967, dal titolo “Hair” (capigliatura), di Galt MacDermot, Germe Ragni e James Rado, divenuto negli anni Settanta un film di successo. Il messaggio di “Hair” è evidente: non è possibile costruire una società felice al di là del contesto storico e sociale ma bisogna impegnarsi fattivamente per costruire una società migliore.



E oggi i giovani sono ancora disposti ad impegnarsi per costruire una società migliore? Se consideriamo le tendenze del momento nelle quali si riscontrano una maggioranza di “adattati” e “disperati” sembra di no. Forse le mode giovanili stanno perdendo il significato culturale di una volta e si stanno trasformando in sola questione estetica, in un modo per farsi accettare dal prossimo e riconoscersi in un gruppo. Un modo per non restare soli, per non aver paura e affrontare insieme il futuro sconosciuto.



11 Febbraio 2011

Stefania Sottile



Parte 2


Districarsi nel mondo delle mode giovanili non è cosa semplice, vista la costanza delle variazioni di esse e la continuità con la quale si manifestano. Le correnti giovanili, sono definite da culture spesso provenienti da filosofie e icone legate alla musica e alla letteratura, infatti i principali vettori di diffusione di queste culture sono state la radio, i libri, la televisione e adesso internet.

In tutti i generi storici del rock abbiamo assistito ad un fenomeno di aggregazione giovanile a dimostrazione di una comune sensibilità, se tale fattore non è mai stato totalmente indenne dalle leggi del mercato e dell’industria, spesso però si sottraeva ad esse nella coscienza dei protagonisti (non solo i musicisti, ma anche i giovani coinvolti). Dinanzi allo status quo imposto, l’opposizione di questi gruppi di giovani era autentica, anche se non sempre efficace. Tale autenticità si rifletteva nella ricerca di pace e amore (hippie), nella stravaganza delle capigliature (punk), nella borchia (metal), o nella totale trascuratezza estetica (grunge) in anni dove il trionfo del capitalismo maturo aveva concesso uno statuto di benessere pressoché totale in occidente.






Se per molti internet ha rappresentato la fine di una parte della musica intesa come business, visto la dilagante pirateria, per molti altri ha rappresentato una svolta importante, consentendo a tutti gli utenti di conoscere nuove correnti e gruppi in ogni parte del mondo, rendendo disponibili video, testi, tablature di tante canzoni. Youtube e MySpace in quest’ottica hanno dato notevole visibilità a numerose band da ogni parte del globo.

La rete offre ogni tipo di informazione, su qualsiasi argomento, in qualsiasi momento, ed è praticamente accessibile a tutti, si veda Wikipedia. Per tanto, la diffusione delle nuove tendenze si è sviluppata maggiormente attraverso i Social Network, che permettono agli utenti di mantenere contatti da un capo all’altro del mondo. La possibilità di “condividere” praticamente qualsiasi cosa con il prossimo, e la maggiore diffusione di cellulari con videocamera ha consentito ai giovani, e non solo, di poter pubblicare video dove parlano di loro stessi, dei loro sogni e del loro stile di vita. Singolare è la figura creatasi in questi ultimi tempi, ovvero la Web Celebrity, di cui ne ha parlato la tv nazionale in uno speciale di pochi giorni fa. Si tratta di una celebrità creata dal web, conquistando la popolarità attraverso i Social Network. Questa popolarità si ottiene avendo tanti contatti (amici) e quindi tanti commenti alle varie foto e video postati su questi siti. La riprova che si è “famosi” avviene quando le agenzie e le riviste richiedono l’attenzione della Web Celebrity, almeno questo afferma una delle più popolari celebrità della rete in Italia, in una sua intervista. Si fa chiamare Prince Lust 17, abita a Lugano ed è famosissima anche in Svizzera. Lei è una “scene queen”, letteralmente una regina della scena. Solitamente le scene queen fanno del proprio look la loro arma, i capelli le contraddistinguono, portando tagli strani con accostamenti di colore fatti per risaltare. Si definiscono modelle alternative, sfoggiando innumerevoli piercing e tatuaggi. Vivono sulla rete, e sulla rete fanno proseliti, soprattutto tra giovanissimi. Occhio a definirle emo, potrebbero arrabbiarsi. Il loro Social Network di riferimento è Netlog, che conta più di 40 milioni di iscritti.



Cosa vuol dire e chi sono gli emo? Facciamo chiarezza. Emo deriva da emo-core (emotional hardcore), e sta ad indicare un sottogenere della musica punk-rock, anche se attualmente comprende anche sonorità più melodiche appartenti all’alternative rock e l’indie rock, quindi comprendente dagli anni 80 fino ad oggi un gran numero di band. La diffusione di questo genere e l’aumentare di fan ha portato i media mainstream a parlarne costantemente. Si parla di emotional, proprio perché le emozioni sono la parte preponderante di questo atteggiamento critico, verso il mondo, un senso di insoddisfazione comune che porta a disinteressarsi della società. Sicuramente questa corrente ha delle correlazioni con il fenomeno Grunge nato a Seattle negli anni 90. Nel grunge ci si ribellava al “sogno americano”, al sistema capitalistico e questo comportava un completo disinteresse verso il look, cosa in netta contrapposizione con il fenomeno emo, che prevede un look molto curato. Si va da pantaloni stretti, frange irregolari e molto ampie, make up nero anche per i ragazzi. Sono facilmente confondibili con i Dark, altra corrente giovanile nata intorno al fenomeno darkwave europeo dei primi anni 80, e quindi di diversa origine e filosofia.

Il dark a differenza dell’emo, si interessa del proprio io, studiandolo e cercando di capire le sfumature più oscure della propria personalità. E’ proprio in questi antri bui dell’anima che trovano degli abissi e si accorgono che non potranno mai risalirsi. Accettandosi per quello che sono si considerano diversi e maledetti. Sono restii alle relazioni interpersonali perché hanno paura di portare altri nei loro baratri. L’abbigliamento è molto curato, ci sono varie correnti nella corrente, solitamente vestono di nero, con trucco marcato, non è insolito per le ragazze vestirsi in modo vittoriano. Un dark, una volta che riesce a creare una relazione, smette di essere dark in senso stretto, diventando poser, cioè di dark mantiene soltanto l’aspetto.

Su youtube è divenuto celebre un video che vede come protagonista una ragazzina di nome Susy, la quale si definisce truzza, in quanto ascoltatrice di musica house e per sfoggiare un abbigliamento completamente griffato. In realtà con truzzo, nella classica accezione del termine si vuole definire una persona dai modi rozzi e che veste in maniera volgare e appariscente, ma in questo caso sta ad identificare ragazzi e ragazze che amano la musica commerciale, che frequentano discoteche, sfoggiando abiti firmati. Questa corrente potrebbe discendere dalla celeberrima moda italiana dei Paninari, nata negli anni 80 in Lombardia.



I Paninari, altro non erano che, gruppi di giovani che facevano del godersi la vita senza le preoccupazioni delle altre correnti e rifiutando gran parte dell’impegno sociale, il proprio modus vivendi. Si adagiavano su modelli visti nei cinema nei film americani, facevano largo uso di griffe e venivano chiamati così perché soliti a ritrovarsi in piazza San Babila a Milano dove in quegli anni era sorto il primo fastfood di una rinomata multinazionale americana.



Nell’ambito delle discoteche, è inquadrabile la figura del Gabber. La corrente è nata in Olanda con l’affermarsi della musica elettronica, specialmente per quanto riguarda la techno - hardcore. Questo stile estetico nasce da una mixture tra lo stile ultras-hooligans dei sobborghi di Rotterdam e abbigliamento sportivo. Le caratteristiche predominanti di questo movimento sono la testa rasata, o nelle varianti a spazzola o lati della testa rasati con capelli all'indietro (tipico della zona di Rotterdam). Particolare proprio e caratteristico di questa cultura è l'assoluta coincidenza dei costumi fra i sessi. Gli abiti ed i prodotti che vanno a definire l'uniforme gabber, pur appartenendo di diritto al mondo maschile, sono gli stessi, senza alcuna variazione, del mondo femminile. A tal punto da comprendere anche la rasatura dei capelli, completa o laterale. Se i primi appartenti al movimento erano apolitici, adesso la maggioranza si rimanda a ideologie di estrema destra. In Italia la moda Gabber è sempre stata abbastanza malleabile alle mode subalterne dei teenager, ed oltre agli stili sopraelencati si assiste a fenomeni mutevoli a seconda della zona del paese. Nascono quindi mode nelle mode differenti, come a Roma, dove entrano a far parte dell'uniforme gabber anche zaini di piccole misure, di varie marche. Nell'Italia settentrionale intorno al 2000 nasce la moda, ormai oggi utilizzata ovunque, del "cappellino tirato su" poi divenuto un vero e proprio must per tutto il movimento.



Un fenomeno collegato al movimento, riguarda i cosiddetti Hardcore Warriors, nati tra i frequentatori abituali della discoteca bresciana Number One, ben prima dell'arrivo della cultura gabber in Italia. Questo movimento pur accostandosi nell'ascolto di musica hardcore (anche se orientati a ritmi più ossessivi, come l'industrial hardcore o la speedcore) ai gabber, differisce radicalmente per quanto riguarda l'abbigliamento e il modo di ballare. Gli hardcore warrios utilizzano abiti molto appariscenti, come tute aderenti e fluorescenti, guanti in pelle, scarpe Buffalo (un particolare modello di scarpe a zeppa), e variegati accessori, oltre a caratterizzarsi per un look fatto di creste multicolori e multiforma e la faccia dipinta da vari disegni, oltre al pogo utilizzato per ballare.



Il punk è un movimento che ha influenzato numerose forme d'arte e aspetti culturali in genere, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive alla moda. Sebbene musicalmente abbia origini statunitensi, esso sviluppò il proprio look e la propria ideologia nel Regno Unito. Il look del punk classico è composto da vestiti strappati e colorati, capelli corti o rasati con vistose creste di tutti i colori, indumenti sadomaso-fetish, giubbotti e pantaloni in pelle, catene, borchie, spille da balia, lucchetti usati come collane, e tutto ciò che di appariscente e provocatorio si poteva proporre. Il tutto accompagnato da un atteggiamento violento con se stessi e con il prossimo, con ispirazioni autolesioniste e nichiliste. Risulta impossibile però collocare l'ideologia punk odierna in un'unica corrente di pensiero, dato che col tempo, il movimento si è suddiviso in un'infinità di diverse classificazioni, che vanno dall'anarchismo al comunismo fino al nazismo, oppure semplicemente la neutra apoliticità. Ad unire tutti gli appartenenti al movimento punk sotto un'unica causa è il rifiuto per qualsiasi forma di controllo, tra cui il controllo sociale esercitato dai mass-media e dalle organizzazioni religiose.



Per finire parliamo dei Metallari, che sono forse insieme al punk, il movimento giovanile più longevo, e sicuramente uno dei più numerosi. Infatti ne esistono varie sfaccettature in base al tipo di musica ascoltata dai giovani. Anche questa corrente ha avuto origine in seguito alla nascita di un genere musicale, l’Heavy Metal. Il loro look è spesso contraddistinto da capelli lunghi e barba, vestono principalmente di nero e sfoggiano cappotti di pelle lunghi, con felpe e magliette con nomi dei loro gruppi preferiti. Non c’è una vera e propria ideologia dietro, nel senso che usano un’etichetta per far sapere al mondo qual è la musica che amano.




Altri video sulle tendenze giovanili:


Gli 'Emo'



Gli 'Hippie'



I 'Discotecari'



Il 'Raver'



Il 'Rapper'



I 'Dark'



Il 'Grunge'



L' 'Indie'



Altre forme di vita




11/02/2011

Tommaso Olmastroni