IL NUDO OGGI


Su cofanifunebripuntocom si vendono, tra gli altri macabri gadget per gli appassionati, bare. Che ce ne frega, direte voi. Ce ne frega se a mostrarceli sono delle donne seminude in posizioni a dir poco equivoche, perché a quel punto una sbirciatina gliela daremo anche se non siamo propriamente interessati alla merce proposta. Una cosa terribile, il potere del nudo è ormai tale da non far più sembrare inconcepibile che a pubblicizzare un sarcofago sia una donna in biancheria intima.






Il nudo oggi è dappertutto. Basta accendere la televisione, sfogliare una rivista o alzare lo sguardo su qualche manifesto pubblicitario e tac, ci si troverà dentro una scollatura, un paio di cosce, un seno o un sedere e, ahimè, c’è da dirlo, si tratta sempre, o quasi sempre, di nudo femminile. Perché il nudo vende, e se è femminile vende ancora di più.

Che dire di un manifesto pubblicitario in cui si usa una donna nuda per vendere un impianto fotovoltaico, mentre lei è stesa a pancia in giù quasi fosse un vassoio da portata? Il tutto è accompagnato dal messaggio: "montami a costo zero". Ma che amabile doppio senso! Rinforzato dalla posizione della donna che richiama la “monta” animalesca.




Qualcuno che si scandalizza esiste ancora, anche se fa solo finta. Facebook ha “censurato” un’immagine che mostra due uomini nudi intenti a saltare su un albero per raggiungere un paio di slip firmati Björn Borg e ha disattivato l’account del responsabile comunicazioni, Micke Kazarnovicz. Questa era la sua strategia di marketing, secondo voi è giusto applicarvi un limite morale? Chi siamo noi per decidere cosa è lecito e cosa non lo è? “È certamente una foto di nudi” ha commentato Kazarnovicz “ma altrettanto certamente non è una foto erotica”, ha sottolineato. “Negli USA mostrare scene di violenza e di morte è perfettamente accettabile, ma se si intravede un capezzolo viene fuori un putiferio. In Svezia è il contrario”. C’è da riflettere. Messa così sembra quasi che abbia ragione. Magari ce l’ha.




Insomma, il nudo perde la sua connotazione artistica, per diventare mero scambio commerciale. Io nudo = tu compri. Ricordo i tempi in cui a scuola studiavo i nudi masacceschi, michelangioleschi, botticelliani… quella che Giulio Carlo Argan definiva “Arte per arte”, quando immagini di nudo restavano fini a se stesse, senza alcuna connotazione mercantile o simili, e l’arte del nudo (di cui la nostra storia è disseminata) era strumento di godimento sì, ma puramente mentale e godibile ad uno stadio superiore a quello meramente fisico. Era… puro.

La pubblicità erotica (parliamo quasi sempre di quella femminile) è una forma di pubblicità che fa leva sulla trasgressione per attrarre l’attenzione dei destinatari (specialmente del pubblico maschile). Ed è talmente funzionale che viene utilizzata non solo quando il prodotto reclamizzato ha un effettivo, e quindi logico, legame con la nudità (come nel caso di biancheria intima o prodotti di bellezza) ma anche nei casi in cui decisamente non è così, come nel caso del famoso cartellone della compagnia di trasporti che ha letteralmente congestionato il traffico napoletano per giorni e giorni.




È Arte? Lo esporreste in un museo?

Non a caso migliaia di donne, solo pochi giorni fa sono scese in piazza in una sorta di rivoluzione rosa per far valere la loro condizione affatto inferiore a quella maschile, stanche di questa rappresentazione della donna come oggetto di scambio sessuale, e della totale mercificazione del nudo femminile come unica strada di successo per il gentil sesso. Sono mesi che va avanti la polemica di Striscia la notizia sulla questione della manipolazione della figura della donna. Ma io mi sono davvero stufata di accendere la tv e vedere i presentatori di turno inscenare il più pietoso e pretenzioso dei vittimismi con due sventole seminude di fianco. Maddai! Da che mondo e mondo le veline sono lì per “allietare” il pubblico maschile con “forme” di qualità non certo nascoste sotto casti abbigliamenti! E di certo non sono scappate davanti alla possibilità di fare calendari seminude o altri programmi in cui mostrare... diciamo non la cultura. Ecco, io direi che tutto il mondo dello spettacolo ruota attorno al nudo, a mio avviso “non artistico”.










Le Veline di Striscia: stesso programma, inquadrature diverse.



Oggi spogliarsi ha perso qualunque connotato artistico, le ragazzine oggi si vogliono spogliare per fare un calendario nude. Perché è arte? Mmm. Perché è di moda, perché così verranno riconosciute per strada, perché chissà, magari avranno la possibilità di fare una comparsata a “Uomini e donne” è una questione di successo, non di arte.

Se provate a cercare su google immagini di nudo vi apparranno prima di tutto immagini pubblicitarie, e solo poi immagini artistiche.
















Il nudo è quasi sempre esagerato, oltre che commerciale. Tv, pubblicità, giornali. Così non va? Eppure è proprio così che va. I giornali che piazzano in prima di copertina parti di corpo umano come fosse una macelleria si fanno notare meglio fra le migliaia di pubblicazioni presenti in un'edicola. E allora che fare? Niente, come lo cambi un meccanismo così? Non si può fare niente. La carne è debole, l'uomo lo è molto di più. Ci prendono per i nostri istinti più animaleschi ai quali difficilmente riusciamo a sottrarci. È grazie a questo che il marketing si fa ricco. Grazie al nostro stesso essere carne da macello per il consumo.

Addio nudo artistico. Chissà che un domani la pubblicità di un profumo non venga considerata alla stregua dei nudi della Cappella Sistina. Ce la ritroveremo agli Uffizi?








Alessia Maria Bruno - 30/05/2011