Tutti ormai abbiamo nelle orecchie il tanto discusso Rubygate, lo scandalo di Arcore e il dilagare della prostituzione nelle camere del nostro del Consiglio. Ma il nostro presidente non è certamente nuovo alle aule di tribunale poiché in tutto il suo percorso politico ha già affrontato scandali di vario genere e tipo. Vediamo di ricordare un po’, tanto per rinfrescare la memoria a quanti sono concentrati solo sugli ultimi avvenimenti, perché è sempre meglio fare il punto sulla situazione, ricordarci con chi abbiamo a che fare.
Erano da poco cominciati gli anni Ottanta quando Bettino Craxi, il Presidente del Consiglio di allora, di cui tutti conosciamo le imprese, pensò bene di aiutare il Cavaliere - che si trovava in difficoltà tali da sfiorare la bancarotta - per ottenere prestiti dalle banche e salvare la Fininvest che navigava in brutte acque; Berlusconi ottenne i prestiti e Craxi aprì la strada ad una serie di concessioni di cui oggi il Cavaliere sembra essere diventato padrone. Le televisioni di Berlusconi prolificarono e la Fininvest diventò un colosso. (da L'Espresso Blog)
Intercettazione telefonica tra Berlusconi e Craxi
Nel 1984 Silvio era già titolare di tre network televisivi nazionali, rete 4, canale 5 e italia 1, ma tre pretori di Torino, Pescara e Roma, sequestrarono gli impianti, e le televisioni finiscono sotto inchiesta perché trasmettevano illegalmente su tutto il territorio. Craxi varò quello conosciuto come il primo "decreto Berlusconi" per legalizzare la situazione, ma non passò perché incostituzionale. Così Craxi varò il secondo "decreto Berlusconi", minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate in caso di rinnovata bocciatura del decreto. E nel febbraio '85 il decreto venne approvato, dopo che il governo ebbe posto la questione di fiducia.
Nel 1990 venne promulgata la legge 223 (detta “Mammì” dal nome Osca Mammì che ne fu, si dice, l'estensore) che sanciva con l'approvazione del Parlamento tutte quelle illegalità contenute nel decreto "Berlusconi" senza imporre al Cavaliere alcun autentico tetto antitrust. Una legge fatta su misura di chi possedeva 3 reti televisive nazionali (non si possono possedere più di tre tv nazionali e, chi ne è titolare, non può possedere quotidiani). Poi, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 420 del 1994 dichiarò incostituzionale il comma 4 dell'art. 15 della legge ove si stabiliva che le concessioni a un singolo soggetto non possono superare il 25 per cento del numero di reti nazionali previste dal piano di assegnazione e comunque il numero di tre. La Consulta si espresse sostenendo che: un soggetto possedendo tre reti televisive commette una grave violazione del principio pluralistico citato nell'articolo 21 della Costituzione (la legge 416 del 1981 sulla libertà di stampa proibisce di possedere più del 20% delle testate esistenti). A quanto pare, quindi, quello che ancora oggi avviene sotto i nostri occhi è illegale. Ma come mai nessuno si oppone? Come mai la giustizia non fa il suo corso?
Craxi salva Berlusconi e Silvio crea l'impero televisivo
Un sopruso per tutti: concessioni TV – (Report)
E non possiamo dimenticare che l’ascesa politica di Berlusconi sia avvenuta proprio nel mezzo di “Tangentopoli” (denominata anche “Mani Pulite”) che, iniziata nel febbraio del 1992 con la cattura di Mario Chiesa, presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio, uomo molto vicino a Bettino Craxi, per aver intascato una mazzetta, ha visto cadere uno a uno i più grandi imprenditori, dapprima milanesi, e poi di gran parte dell’Italia e a seguire moltissimi politici, sotto le accuse di un pool di magistrati dove spicca in modo particolare il P.M. Antonio Di Pietro.
Il 12 marzo del 1993 Berlusconi fa la prima mossa, decisamente craxiana, di ordinare via fax al suo Giornale di sparare a zero sul pool, ma Montanelli e Orlando rifiutano: non a caso nel gennaio 1994 Montanelli si dimetterà dichiarando : “La rottura è insanabile”, sotto spinta di Emilio Fede che nell’edizione serale del suo Tg4 lo accusa non solo di non dare spazio nel suo giornale alle opinioni di Berlusconi, ma di essere in netto contrasto con la linea politica del suo editore. (Vittorio Feltri assumerà la direzione del Giornale dopo aver lasciato L'Indipendente).
Vittorio Feltri, direttore del Giornale, assunto da Silvio Berlusconi = violata la legge
La situazione in Italia, verso la fine del 1993 è sempre più calda, ma anche disunita, allo sbando. Sembra esserci un bipolarismo abbastanza definito, ma non é così. Dalle file di ex democristiani e di ex socialisti c’è la netta sensazione che una parte voglia approdare in un porto della sinistra, mentre l’altra è così disunita che si è già rassegnata al naufragio. Ad approfittare di questa situazione é Berlusconi, il maggior imprenditore televisivo al momento. Moderati disuniti e sbandati, potrebbero portare a una sinistra vincente, che gli porterebbe via le televisioni e di certo gli negherebbe i crediti bancari per le altre attività - che a fine anno ammontano a 12 mila miliardi di fatturato-.
A fine novembre 1993 c’è l’elezione del sindaco a Roma, che è molto rappresentativa. Tutti si rendono conto che nella battaglia politica é assente il centro i cui potenziali elettori sono pronti ad approdare in qualche compagine capeggiata da un leader che abbia carisma. Berlusconi annuncia che pensa di entrare in politica, dichiarando che se fosse a Roma in occasione dell’elezione del sindaco voterebbe per Fini. Un po’ strano vista la sua amicizia con Craxi. I commentatori infatti scrivono: "Berlusconi ha sdoganato Fini! Era socialista con Craxi mentre ora scopriamo che è di destra. Che cosa ha in mente di fare?”. Alla fine del ’93 e all’inizio del ‘94, Berlusconi esce allo scoperto cercando di stringere delle alleanze sia con AN sia con la Lega di Bossi. Una difficile impresa quella di riunire e mettere insieme due forze politiche così diverse. A fine anno non si sa ancora chi dei tre utilizzerà gli altri. A Dicembre, infatti, Bossi si rivolge a Berlusconi che si dichiara disponibile senza escludere l’apporto di Fini.
Il 18 gennaio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa convocata ad Arcore, invita le forze politiche moderate a trovare un accordo elettorale entro il 23 sera. In caso contrario, l’imprenditore deciderà di scendere personalmente in campo alla testa di un movimento che si chiamerà Forza Italia.
Perché Berlusconi entra in politica
Infatti il 26, si dimette dalla carica di presidente della Fininvest e annuncia le linee programmatiche del suo ingresso in politica per la costruzione di una coalizione alternativa alle sinistre. Annuncia al “Popolo Italiano” che scenderà in campo schierando il suo Polo della Libertà candidandosi lui stesso alle prossime elezioni. Caselli, a Palermo, fa partire una colossale inchiesta su Berlusconi e Dell’Utri per cercare di dimostrare rapporti con la mafia. Borrelli, a Milano, fa partire indagini a tappeto su tutte le società del gruppo Fininvest. Cominciano le perquisizioni nelle sedi Fininvest. Supereranno il numero di 200. Come dire che Silvio ha cominciato bene il suo lavoro, era già sotto controllo prima ancora di cominciare, non che questo lo preoccupasse, certo.
“Tangentopoli” e Berlusconi
Il pm Omboni, pochi giorni prima delle elezioni, ordina alla Digos di sequestrare le liste dei candidati della neonata Forza Italia. L’8 febbraio, la procura di Milano indaga sulla Fininvest e perquisisce le sedi di Publitalia per accertare l’eventuale presenza di fondi neri nell’acquisto del giocatore Gianluigi Lentini da parte del Milan. Due giorni dopo, Berlusconi reagisce alle inchieste sulla Fininvest accusando il pool di Milano di manovre politiche contro Forza Italia. L’11 febbraio viene arrestato Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, con l’accusa di aver pagato una tangente ai funzionari Cariplo per la vendita di tre palazzi di Milano eil 23 la Digos perquisisce le sedi romane di Forza Italia, volevano trovare qualcosa.
Nonostante tutto ciò, la cecità degli italiani vince. Il 27 marzo 1994: prima giornata delle elezioni politiche con il nuovo sistema elettorale maggioritario. I risultati elettorali assegnano il 46% dei voti alla destra: Forza Italia è il primo partito e il Polo delle Libertà (Fi, An, Lega e Ccd), conquista la maggioranza assoluta alla Camera con 366 seggi e quella relativa al Senato con 154 seggi. Berlusconi a elezioni concluse, celebra il trionfo. Ma iniziano subito le prime schermaglie con Bossi, su chi deve andare a palazzo Chigi. Alla fine viene chiamato dal presidente della Repubblica che gli affida il compito di formare il Governo.
Nell’aprile 1994 Tiziana Parenti, ex giudice del “pool” e neoeletta di Forza Italia denuncia la possibilità di infiltrazioni mafiose all’interno dei club del suo partito. Il 21 aprile, viene scoperta la prima tangente dello scandalo Guardia di Finanza: 80 i finanzieri arrestati ed oltre 300 gli imprenditori coinvolti e da quell’episodio nacque una nuova inchiesta che vedrà finire sotto accusa centinaia di appartenenti alla Guardia di Finanza. L’indagine ha portato poi al coinvolgimento dell’onorevole Silvio Berlusconi, il quale, condannato in primo grado, ha visto poi ridimensionata la sua posizione in Appello, quando la Corte ha considerato prescritti tre casi e lo ha assolto nel merito dal quarto caso. Berlusconi è uscito completamente dalla vicenda con la sentenza della Cassazione che lo ha ritenuto estraneo a tutte le corruzioni contestate. L’interrogatorio del presidente del Consiglio era previsto per il 26 novembre 1994 e guarda caso nei giorni immediatamente successivi Antonio Di Pietro ci fece sapere di volersi dimettere...
Il primo luglio, a elezioni avvenute e con al governo già Berlusconi, una serie di “strani” attentati colpiscono i supermercati della Standa del gruppo Fininvest a Roma, Milano, Brescia, Trento, Modena e Firenze. Mentre la Consulta e la Corte Costituzionale inizia a vagliare il “taglio” alle Tv private del Gruppo di Berlusconi, ritenute in base all’art. 21 anticostituzionali. Il 9, nell’ambito dell’ inchiesta Cariplo, il Gip Italo Ghitti rinvia a giudizio Craxi, Citaristi, Paolo Berlusconi, Mazzotta e altre 15 persone. A dimostrazione che gli arresti di tangentopoli stavano particolarmente a cuore al Cavaliere, il 13 luglio1994, il governo Berlusconi promulga un decreto legge (“decreto Biondi”) che favorisce gli arresti domiciliari nella fase cautelare per la maggior parte dei crimini di corruzione, e che risparmia ai tangentisti il fastidio della custodia cautelare. I potenti personaggi indagati dall’inchiesta Mani Pulite sono così protetti, e possono evitare lo sgradito soggiorno nelle patrie galere. D’ora in avanti - dice il decreto - possono essere arrestati solo coloro che commettono reati di terrorismo, reati di mafia, e reati contro l’incolumità pubblica. Inoltre tutti gli invii di informazioni di garanzia dovranno rimanere segreti fino alla chiusura delle indagini. In pratica anche se scoperti, i ladri possono vivere tranquilli, seguitare ad operare, avvisare tutti i loro complici.
Sempre secondo i detrattori del premier, la tempistica della legge viene gestita con attenzione, facendola coincidere con la vittoria dell’Italia sulla Bulgaria nelle semifinali della Coppa del mondo di calcio del 1994, allo scopo di far passare sotto silenzio la legge in un paese che pensa solo ai mondiali. Vengono subito scarcerate 2000 persone colpite da custodia cautelare. Solo pochi giorni prima, tra l’altro, i finanzieri arrestati avevano parlato di corruzione nella Fininvest, la maggiore delle proprietà della famiglia Berlusconi.
Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni accusa i colleghi di governo di aver varato un testo diverso da quello che gli era stato presentato e sottoposto alla firma. Maroni dichiara di essere pronto a dimettersi se il decreto non verrà ritirato. Scoppia così l’ennesimo “scandalo” che rischia di mettere subito in crisi il governo Berlusconi. Duro l’attacco di Berlusconi, che gli intima o di smentire o di dimettersi da ministro, Bossi gli conferma il suo appoggio. In televisione Maroni viene fatto apparire come un povero deficiente che firma senza sapere quello che firma. Ma la polemica si allarga quando tutti prendono visione del vero testo. Inoltre, su una parte della stampa italiana, si scatenano indignati commenti disgustati finanche dei lettori. Perfino i veri delinquenti in galera si indignano, perchè è chiaro che il decreto non è stato concepito per loro. Con lo spauracchio di una crisi, si tenta di correggere il decreto. Ma non mancano aspri contrasti tra deputati all’interno dello stesso gruppo di maggioranza. Alla fine, dopo una serie di sedute convulse, il decreto viene respinto con 418 voti , 33 favorevoli, 41 astenuti. Quindi la tesi sostenuta da Maroni -che il testo era diverso- diventa credibile.
Insomma, di certo non è mai stato un clima “trasparente” quello che ha circondato Silvio Berlusconi.
Nel 1998 Cesare Previti, ex manager Fininvest e parlamentare nelle file di Berlusconi, evitò il carcere grazie all'intervento del Parlamento, anche se Berlusconi e i suoi alleati erano all'opposizione. Craxi invece accumulò diversi anni di condanne definitive, e scelse la contumacia - secondo i suoi sostenitori, l'esilio volontario - ad Hammamet in Tunisia, dove risiedette dal 1994 fino alla sua morte, avvenuta il 19 gennaio 2000.
Travaglio parla della celebrazione di Craxi in Mediaset
Dopo la vittoria di Berlusconi nelle elezioni politiche del 2001 l'atteggiamento dei media e dell'opinione pubblica nei confronti dei giudici si presentava molto diversa da quella dell'epoca di Mani pulite: non solo criticarono apertamente i giudici per il loro operato nell'inchiesta, ma divennero sempre più rare in televisione opinioni favorevoli al pool di Milano. Ovviamente, in molti sospettarono che questa inversione di marcia fosse legata al potere mediatico di Berlusconi.
C'era una volta - da “Mani Pulite” a Berlusconi
Non ci dimentichiamo di “Calciopoli”.
L'accusa principale era di illecito sportivo, verificato nel tentativo di aggiustare le designazioni arbitrali per determinati incontri di campionato o di intimidire (o corrompere) gli arbitri assegnati affinché favorissero le azioni conclusive di una squadra a danno dell'altra, accusa non confermata dalle sentenze sportive. Oggetto delle indagini da parte della Procura Federale della FIGC furono, oltre a vari dirigenti della stessa Federcalcio e dell'Associazione Italiana Arbitri, i dirigenti di diverse società professionistiche di calcio. A conclusione delle indagini la procura decise di chiamare a rispondere di vari capi di imputazione sei club: Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio, Reggina ed Arezzo. Ma Berlusconi si chiamo fuori, come spesso fa in circostanze schiaccianti, con una battuta: “Calciopoli” è stata "tutta una montatura, l'avete capito o no? Colpa di qualche club che aveva influenza e l'ha fatta valere, e noi abbiamo perso qualche scudetto". disse mentre, all'aeroporto di Malpensa, accoglieva il Milan reduce dalla vittoria di Tokyo.
Come è noto proprio dal Milan, e da Mediaset, è partita la scalata alla notorietà del Cavaliere. Grazie ai suoi investimenti iniziali ha portato il Milan in pochi anni da un periodo buio alle stelle, fino al 1990, con la vittoria della coppa intercontinentale, dopo che Berlusconi aveva rilevato la società da Farina nel febbraio del 1986.
La fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta furono anni magici per i rossoneri, praticamente un dominio incontrastato in Italia e in Europa. In quella squadra giocavano quasi tutti i migliori giocatori sia italiani che stranieri, nessuno poteva competere con il Milan di Berlusconi, in un periodo in cui la serie A era il campionato di calcio più importante del mondo. In questo periodo vince altri 3 scudetti, 2 Champions League, 2 Supercoppe europee, 1 Mondiale per club, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana.
Il 2006 è un anno di svolta epocale per il calcio italiano: “Calciopoli”, la Juventus maggiore colpevole, il Milan assieme ad altre squadre penalizzato in classifica. Ci sono molte polemiche riguardanti la "verginità" di alcune squadre rispetto allo scandalo, ma anche il Milan di Silvio incassa: per la prima volta viene venduto uno dei giocatori più rappresentativi, Andriy Shevchenko, ufficialmente per motivi familiari, ma il dubbio che venga venduto per fare cassa è fortissimo. Arriva Ricardo Oliveira e da questa operazione il Milan mette in cassa 23 milioni e inizia a cercare il pareggio in bilancio, una novità per dei dirigenti che erano stati abituati a poter gettare i soldi dalla finestra. Per qualche congiunzione astrale favorevole e grazie a Kakà, in quell'anno il miglior giocatore del mondo, arriva l'insperata vittoria ad Atene (a cui seguono la Supercoppa europea e il Mondiale per club). Da quel momento il buio.
La Farsa di “Calciopoli” spiegata in 10 minuti
Che questa del Milan sia la prima breccia? Attendiamo il 6 Aprile per cercare di capire se possiamo abbatterlo.