GLI SCANDALI E I PROCESSI DI BERLUSCONI– 2°PARTE


Tra le varie accuse mosse contro il Premier c’è stata (e c’è ancora) quella di essere ammanigliato con la mafia, del resto non è un mistero per nessuno il fatto che avesse assunto nel 1973 Vittorio Mangano come “stalliere” della villa di Arcore (visse e lavorò lì fino al 1975) tramite Marcello Dell'Utri che l'aveva conosciuto anni prima, il quale, secondo la Procura della Repubblica di Palermo, conosceva perfettamente i precedenti penali di Mangano. Infatti, come si legge su Societacivile.it: “In realtà [Mangano, ndr] è l’assicurazione sulla vita e sui beni stipulata da Berlusconi, attraverso Dell’Utri, con Cosa nostra. Così Dell’Utri consegna Berlusconi nelle mani dell’organizzazione criminale: perché questa offre sì protezione, ma poi pretende un rapporto più intenso. Suggellato da un vertice ai massimi livelli: Berlusconi nel 1974 incontra ad Arcore – con la regia di Dell’Utri e, dietro di lui, di Cinà – nientemeno che il capo di Cosa nostra, Stefano Bontate, presenti i mafiosi Mimmo Teresi e Francesco Di Carlo”.

Più lampante di così. Rapporti stretti, suggellati da continui regali e da un misterioso cambiamento all’interno dell’Azienda Berlusconi, operazioni finanziarie inspiegabili che durante il processo di Palermo saranno poi definite "potenzialmente non trasparenti". Nel frattempo Mangano però si fa notare troppo per le sue vicende criminali: viene arrestato due volte e sul registro del carcere segna come domicilio “via San Martino 42, Arcore”. La situazione è troppo imbarazzante per il Premier e così nel 1976 Mangano lascia l’impiego presso Arcore e poche settimane dopo se ne va anche Dell’Utri.

Il 28 novembre 1986 una bomba esplode nella villa di Berlusconi a Milano, provocando pochi danni con lo sfondamento del cancello esterno. Il motivo potrebbe essere, essendoci in quel momento il governo Craxi, che la mafia volesse usare Berlusconi e dell’Utri come collegamento con Craxi ed è plausibile che, per “inoltrare la richiesta”, avesse piazzato la bomba. Berlusconi, parlando al telefono con Dell'Utri, accusa Mangano dell’attentato, ma questi in realtà si trovava in carcere in Sicilia a scontare una condanna. Ad ogni modo a fare scalpore furono proprio le intercettazioni in merito, testimonianza dei rapporti che legavano Berlusconi, Dell’Utri e Cinà, e che non possono lasciare indifferenti. Ricordiamole:


Intercettazioni telefoniche Berlusconi-Dell’Utri sulla presunta bomba di Mangano con commento di Marco Travaglio



Silvio:Pronto?

Marcello: Pronto.

Silvio: Marcello!

Marcello: Eccomi!

Silvio: Allora, è Vittorio Mangano.

Marcello: Eh!

Silvio: ...che succede se ha messo la bomba.

Marcello: Non mi dire!

Silvio: Sì.

Marcello: E come si sa?

Silvio: E... da una serie di deduzioni, per il rispetto che si deve all'intelligenza.

Marcello: Ah, è fuori?

Silvio: Sì, è fuori [fuori dal carcere, in libertà].

Marcello: Ah, non lo sapevo neanche.

Silvio: Sì; questa cosa qui, da come l'ho vista fatta con un chilo di polvere nera, una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto... è stata fatta soltanto verso il lato esterno. Secondo me, come un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata, lui ha messo una bomba.

Marcello: Alla Mangano, sì sì.

Silvio: Un chilo di polvere nera, cioè proprio il minimo...

Marcello: Sì, sì, cioè proprio come dire mi faccio sentire, sono qui presente.

Silvio: Sì. Uno: "Ma è arrivata una raccomandata, caro dottore?" Lui ha messo una bomba.

(risate)

Marcello: Lui non sa scrivere!

(risate)

Silvio: Su con la vita!

Silvio: (...) la verità ai carabinieri gli ho detto, (...) telefonata, io trenta milioni glieli davo. Scandalizzatissimi. "Come trenta milioni?! Come?! Lei non glieli deve dare, noi l'arrestiamo!" Gli dico: "Ma nooo, sù, per trenta milioni!" Poi mi hanno circondato la villa, no? (...) sera siamo usciti, io ([e fedele?]) dalla macchina, paurosissimi (...)

Marcello: Ormai non sei uscito più.

Silvio: Poi casomai vediamo.

Marcello: Va be', sentiremo.


Quante risate, eh? Dell’Utri e Cinà sono stati condannati per Mafia, Berlusconi no. Marco Travaglio ha ricordato che poi, nelle telefonate successive Dell’Utri confermerà a Berlusconi che la bomba non poteva averla messa Mangano, che era ancora in galera, e la cosa da chi gli è stata confermata? Dal suo informatore di fiducia, Cinà.


Marcello: Silvio, sono Marcello.

Silvio: Oh, ciao Marcello, che c’è?

Marcello: Eh, dunque, io stamattina ho parlato con quello lì, ho visto Tanino.

Silvio: Ah!

Marcello: È qui a Milano, e dice che è da escludere quell’ipotesi…

Silvio: A sì?

Marcello: Eh sì perché è ancora dentro.

Silvio: Uh!

Marcello: Non è fuori, hai capito?

Silvio: Ho capito

Marcello: Tanino mi ha detto che è proprio da escludere categoricamente, comunque poi ti parlerò di persona.


Poi si scoprì negli anni Novanta che era stato il clan Santa Paola di Catania.


Intercettazioni telefoniche Berlusconi-Dell’Utri sulla presunta bomba di Mangano con commento di Marco Travaglio - II parte



Ma continuiamo il nostro appassionante excursus nelle simpatiche vicende politiche che vedono come protagonista il nostro Premier. In questi giorni si è riparlato di Processo Mills, alzi la mano chi sa di cosa stiamo parlando. Per gli smemorati e gli incerti, faremo un promemoria.

Nel Processo Mills Silvio Berlusconi è accusato di corruzione in atti giudiziari, perché? Secondo la procura di Milano, Berlusconi nel 2000 ha fatto versare dal menager Carlo Bernasconi (che lavorava per Fininvest) 600.000 dollari sul conto di un avvocato inglese, David Mills. Ma chi è questo avvocato inglese e come mai Berlusconi ha autorizzato questo versamento? David Mckenzie Mills, figlio di una spia del servizio segreto inglese, è nato nel 1944; è sposato con Tessa Jowell, un ex ministro del Governo Blair, ed ha 5 figli. I problemi cominciano nel 2004 quando il commercialista di Mills, Robert Drennan scopre per caso 600.000 dollari sul conto svizzero del suo cliente. Allora Mills scrive una lettera, nella quale spiega che quei soldi sono un regalo di Berlusconi avuto dopo le testimonianze rese ai giudici italiani per averlo tenuto fuori, scrive, «da un mare di guai». Quindi come ricompensa per averlo protetto in due processi in cui era stato chiamato a testimoniare: in quello denominato “All Iberian” in cui il Premier si è salvato dalle accuse di “Finanziamento Illecito” e “Falso in Bilancio” grazie alla prescrizione e alla depenalizzazione del reato fiscale decisa dal governo, e nel processo delle “Tangenti alla guardia di Finanza”.


Caso Mills: Berlusconi s'infuria con una giornalista dell'Unità



La testimonianza di Mills risalente al novembre del 1997 è stata decisiva per l’assoluzione, con formula piena, di Berlusconi. Quando si scopre la magagna si grida allo scandalo! E parte l’inchiesta della procura di Milano: secondo quanto ricostruito dai pm milanesi tra il 1989 e il 1996 Mills mise in piedi una rete occulta di 64 società offshore controllate da Fininvest: una rete sparsa nei paradisi fiscali di tutto il mondo, denominata ALL IBERIAN. Attraverso questo escamotage vennero sottratti 884 miliardi di lire dai bilanci Fininvest. Durante un interrogatorio Mills rilasciò questa dichiarazione: «Pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di proteggere Berlusconi nella massima misura possibile e di mantenere una certa riservatezza sulle operazioni che ho compiuto per lui». Il 30 Ottobre 2006 Mills e Berlusconi vengono rinviati a giudizio: Mills è condananto in primo e secondo grado a 4 anni e 6 mesi di carcere perché per i giudici è stato inequivoabilmente corrotto da Berlusconi per mentire in tribunale. Nel 2010 la cassazione conferma la colpevolezza dell’imputato, pur decretando la prescrizione del reato e l’obbligo di risarcire 250.000 euro alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, parte civile, rappresentata in aula dall’Avvocatura dello Stato.

Il corrotto è stato quindi condannato, ma il corruttore?

Nell’Agosto del 2008 il parlamento ha approvato il Lodo Alfano che sospende i processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato e il processo per Berlusconi si ferma il 4 ottobre.


Caso Mills: premier rinunci a lodo Alfano


http://www.youtube.com/watch?v=OD4AoumslLI


Poi il Lodo viene giudicato incostituzionale, e Berlusconi si organizza con il Legittimo Impedimento, che permette all'imputato di giustificare la propria assenza in aula in determinate condizioni. Dopo un’altra bocciatura della corte costituzionale finalmente riprende il processo. Ma per i magistrati sarà una corsa contro il tempo perché il reato sarà prescritto nei primi mesi del 2012, per i quali sembra difficile credere che si riesca a concludere il primo grado, figuriamoci l'appello e la cassazione…


Caso Mills: reato prescritto. E il processo di Berlusconi?



Gomez: Berlusconi-Mills - tutto quello che non sapete



Ma ritentiamo, magari si riesce meglio con il tanto discusso RubyGate. Riassunto delle puntate precedenti, giusto per non farci mancare nulla: il 27 maggio 2010, alle 18.15 Caterina Pasquino, una ragazza che vive in un appartamento in Corso Buenos Aires a Milano, chiama il 113 e una volante della polizia raggiunge il posto. Cosa Accade? Accade che Caterina la sera prima aveva ospitato tre amiche più la ormai famosa Ruby e, rientrando a casa dopo aver fato colazione con le suddette 3 amiche, non ha più trovato nè Ruby nè 3.000,00 euro e alcuni gioielli (denuncia che poi verrà ritirata).


Caterina Pasquino ritira la denuncia



Accusata di furto, verso le 22.30 Ruby viene trasportata alla Questura di Milano e in quella sede si scopre l’origine marocchina e la data di nascita: 1 novembre 1992. Trattandosi di minorenne viene avvisato il pm minorile di turno, Anna Maria Fiorillo, la quale dichiara al telefono che la ragazza va mandata in aposito centro di accoglienza. Ma vista l’ora tarda, risultano tutti chiusi o non disponibili e quindi, come da norma, si decide che la ragazza avrebbe passato la notte in Questura. E invece, colpodiscena, alle 23.50 giunge in questura una telefonata che ha dell’incredibile: il Presidente del Consiglio italiano chiama il capo-gabinetto della Questura di Milano Pietro Ostuni, con intro del suo capo-scorta: «So che da voi c’è una ragazza che è stata fermata. È una persona che conosciamo e dunque volevamo sapere che cosa sta succedendo. Anche il presidente la conosce, anzi aspetta che adesso te lo passo»; e quindi Silvio Berlusconi: «Dottore, volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri». [Questa conversazione è stata registrata come tutte le telefonate in entrata e uscta dalla questura, proprio per casi di “possibile utilità” come questo, ed è stata poi resa pubblica ai pm e alla stampa].


La telefonata di Berlusconi: "Ruby è la nipote di Mubarak"



Alle 2.00 arriva Nicole Minetti, preleva Ruby e la consegna a Michelle Conceicao una escort brasiliana, non rispettando, quindi, le direttive del pm di trattenerla fino a identificazione eseguita.

A tal proposito cito Marco Travaglio dal Fatto Quotidiano:
«In passato non c’era bisogno di tanta fatica: bastava corrompere politici, finanzieri, magistrati, testimoni e il gioco era fatto. Ma che fare se il poliziotto e il magistrato non si fanno comprare o non c’è tempo per corromperli? Si racconta che Ruby è la nipote di Mubarak (falso; ma, anche se fosse vero, la ragazza non avrebbe diritto ad alcun trattamento particolare), insomma si rischia l’incidente diplomatico con l’Egitto (falso); e che l’igienista dentale-consigliera regionale Nicole Minetti la prenderà con sé (falso, la scaricherà in casa di una escort brasiliana). Questo però non basta al pm dei minori, che raccomanda di tenere la ragazza in questura fino all’avvenuta identificazione o, in alternativa, di affidarla a una comunità protetta: allora si racconta al magistrato che è stata identificata (falso) e che non c’è posto in nessuna comunità protetta (falso, ce n’erano ben quattro disponibili, ma nessuna è stata chiamata, così come non è stato interpellato l’apposito ufficio comunale). Ce ne sarebbe abbastanza per far saltare il questore e il capo di gabinetto, ma il ministro Maroni ripete a pappagallo che “è stata seguita la normale procedura” (falso) ed è “tutto regolare” (falso) ».

Il 21 dicembre 2010 iniziano le indagini preliminari del processo e tabulati telefonici, deposizioni, contraddizioni, e sulla base delle “prime indagini” vengono alla luce i ripetuti festini che il Premier era solito organizzare nella sua dimora di Arcore con alcune ragazze molto avvenenti, cui seguivano attività non ben definite rinominate dallo stesso Premier “BungaBunga”. Nicole Minetti, Lele Mora e Emilio Fede vengono accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione di 33 ragazze, perché “procuravano” e “gestivano” l’ammiccante enturage del Presidente [Scarichiamo dal Giornale.it l’AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI per il trittico di noti indagati: Minetti-Mora-Fede http://www.ilgiornale.it/web/pdf/chiusura_indagini_ruby.pdf]; Silvio, invece, di concussione e di prostituzione minorile. L’accusa di concussione, e più precisamente di abuso di qualità, è dovuta alla telefonata che Berlusconi fa personalmente ad Ostuni per fare pressione e ottenere lo scopo, il che si deduce dal testo sopra riportato. L’accusa di prostituzione minorile si riferisce al fatto che Berlsconi abbia consapevolmente fatto sesso a pagamento con una minorenne. Come esserne certi? Perché altrimenti avrebbe chiamato in questura chiedendone l’affido? I pm di Milano, nel provvedimento di chiusura delle indagini, indicano 13 date in cui Ruby si sarebbe prostituita ad Arcore: 14 febbraio, 20 febbraio, 21 febbraio, 27 febbraio, 28 febbraio, 9 marzo, 4 aprile, 5 aprile, 24 aprile, 25 aprile, 26 aprile, 1-2 maggio 2010, perché tra l’altro vi è stato localizzato il cellulare.

Ruby o non Ruby, cosa si faceva ad Arcore in quelle serate? Si disquisiva sulla relatività del tempo? Ecco ciò che evincono i pm dalle intercettazioni intrecciate dei diretti interessati. Leggiamo sempre nel sopracitato AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI si legge come erano organizzate le cene in quel di Arcore:

-una prima fase che prevedeva una cena

-una seconda fase definita “bunga bunga”, che si svolgeva all’interno di un locale adibito a discoteca, dove le partecipanti si esibivano in mascheramenti, spogliarelli e balletti erotici, toccandosi reciprocamente ovvero toccando e facendosi toccare nelle parti intime da Silvio Berlusconi

-una terza fase, a fine serata consistita nella scelta, da parte di Silvio Belrusconi, di una o più ragazze con cui intrattenersi per la notte in rapporti intimi, persone alle quali venivano erogate somme di denaro ed altre utilità ulteriori rispetto a quelle consegnate alle altre partecipanti


Mora, Fede e Minetti: chiuse le indagini. Ruby reclutata a 16 anni



Fingendo di non dare troppa importanza al fatto che il Parlamento si sia nuovamente messo di mezzo per tentare di rallentare tutto il procedimento sviando la questione sul “conflitto di attribuzione”, sostenendo quindi che Berlusconi dovrebbe essere giudicato dal tribunale dei Ministri perché nello svolgersi dei fatti stava operando “nell’esercizio delle sue funzioni”, il gip ha rinviato Berlusconi a giudizio immediato e la prima udienza era fissata al 6 aprile.

Tutti hanno atteso questa data come l’evento mediatico degli ultimi anni, televisioni di tutte le nazionalità appostate fuori a palazzo di Giustizia giorni e giorni prima, fior fiore di trasmissioni televisive e quant’altri si sono occupate di questo e di quello, che farà Silvio? Cosa teme di più? Che accadrà il 6? Cosa diranno i legali? Lui ci sarà? Quali le conseguenze negative per l’immagine italiana, quali quelle interne, maggioranza opposizione Italia sì Italia no?



Il processo Ruby Berlusconi_Trailer_Dal 6 Aprile 2011 (OFFICIAL VERSION)



E poi, dopo tanto parlare, arriva il fatidico momento. Mercoledì 6 Aprile alle 9.35 ha avuto luogo l’attesissima udienza durata addirittura, aprite bene le orecchie, SETTEMINUTI. I giudici hanno fatto l’appello, l’avvocato del Premier Giorgio Perroni ha letto una lettera in cui Berlusconi dichiarava di essere impegnato istituzionalmente nel comitato sulla gestione della crisi ma ribadiva la sua ferma volontà di seguire tutte le udienze del processo. C’è da dire che Ruby non si è costituita parte civile perché, come ha detto il suo avvocato Paola Boccardi in un’intervista che leggiamo su l’Espresso: «Ci sono danni di immagine, ma Karima non ritiene di aver subito un danno per aver avuto accesso alla residenza di Arcore o per aver frequentato il presidente. La costituzione di parte civile avrebbe contrastato con quello che ha sempre dichiarato e cioè che non è mai stata oggetto di atti sessuali da parte del presidente Berlusconi. Chiedere il risarcimento del danno sarebbe conseguenza di un reato».


Udienza Ruby di 7 minuti



E poi via, il rinvio al 31 Maggio per le faccende preliminari. Ed ecco qui, l’ennesima attesa disillusa.


Annozero tira le somme



Alessia Maria Bruno – 11/04/2011


FONTI
http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/graviano.html
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200910articoli/48757girata.asp
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/02/il-capo-del-governo-chiama-la-questura-ordina/74795/
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/rubygate-rinvio-dopo-7-minuti/2148381